Non potendo ignorare il forte legame con il territorio in cui opera, che ha fatto della cartapesta il proprio emblema, l'interesse del Centro di Restauro si è rivolto al recupero di quelle opere antiche che nel tempo erano state oggetto di estesi rifacimenti, una prassi artigianale che ha alterato l'aspetto di gran parte delle cartapeste antiche.
In collaborazione con laboratori e istituti di ricerca, si è pensato ad indagini ed interventi innovativi, mai adottati per le opere in cartapesta.

Al fine di affrontare il problema delle datazioni, si è ricorsi ad avanzate tecnologie d'indagine come le archeometriche. Nello specifico si effettuano analisi in fluorescenza ai raggi X in dispersione di energia, in microscopia ottica, microscopia elettronica, spettroscopia infrarossa micro FT-IR e diffrattometria a raggi X. Queste indagini permettono la conoscenza della policromia, la visualizzare della struttura portante e delle tecniche esecutive. Si può così anche diversificare la procedura esecutiva originale dagli interventi successivi. Inoltre, si determinano le cause del degrado e l'incidenza degli attacchi parassitari in relazione al grado di acidità della carta e dei collanti, la perdita di coesione degli strati di cartapesta, nonché la rottura delle fibre della carta. I risultati permettono la ricognizione del percorso di vita dell'opera sia per la ricerca storica che per un corretto intervento di restauro.

La preparazione e l'esperienza degli operatori del Centro di Restauro Materiale Cartaceo, fa sì di poter riportare l'opera alla facies originale, intervenendo in modo corretto e innovativo. A seguito di indagini chimicofisiche, si è messo a punto un "composto" a base di fibre di cellulosa a P.H. neutro, che permette il recupero delle parti compromesse da gravi stati di degrado, la ricostruzione delle parti mancanti e il consolidamento anche di quelle parti ritenute irrecuperabili, senza espandersi mai oltre la lacuna e garantendo la completa reversibilità. Variando poi la composizione dei collanti aggreganti, in base al punto di utilizzo, cambia la resistenza dell'impasto di fibre di cellulosa, in modo che le integrazioni non sovrastino, ma assecondino le parti originali, soprattutto nelle variazioni climatiche. Con la supervisione della Sovrintendenza territoriale, da tempo si effettuano interventi mirati, i cui risultati si sono rivelati eccezionali per stabilità nel tempo e per correttezza d'intervento.

I risultati di anni di sperimentazione e grande impegno, hanno permesso una nuova lettura della storia della cartapesta leccese ed il Centro Restauro Materiale Cartaceo ad essere un punto di riferimento per la ricerca storico-scientifica; tali esiti costituiscono un sussidio didattico per i corsi di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali e sono fonti indispensabili per studi in Istituti italiani e stranieri e collaborazioni con l'Opificio delle Pietre Dure, l'École Nationale Supérieure des Arts Visuels de la Cambre e le Università di Bologna, Firenze, Ferrara, Bari e Lecce.

Nel dicembre 2008 a Marzo 2009 al Museo Diocesano di Milano la Mostra La scultura in cartapesta. Sansovino, Bernini e i Maestri leccesi tra tecnica e artificio (Vai alla Photogallery) e successivamente da marzo 2009 a settembre al Museo Provinciale Castromediano a Lecce. In Mostra, le opere in cartapesta tra le più interessanti al mondo per tecnica e storicità , tra queste, oltre alle numerose opere leccesi, restaurate e studiate a Lecce nel Centro di Restauro, due importanti opere provenienti dal Museo Nazionale di Belle Arti di Budapest: il rilievo in cartapesta della Madonna con Bambino del 1540 circa di Jacopo Sansovino (Firenze 1486 – Venezia 1570), e un Ecce Homo di bottega toscana databile tra il 1500 e il 1525 (Vai alla Photogallery).
Il Centro Restauro Materiale Cartaceo, affiancato dal gruppo di ricerca sopra menzionato, è stato ritenuto uno dei migliori e più avanzati d' Europa nello studio e nel restauro delle antiche cartapeste.

A Roma nell'ottobre 2008, al Centro di Restauro è stato assegnato il Premio Carta 2008, Symbola/Comieco, per i risultati conseguiti nel recupero della cartapesta, attraverso la ricerca scientifica. Tale merito, va condiviso sia con il direttore del Museo Provinciale Castromediano dr. Antonio Cassiano che ha voluto e finanziato tutti questi anni di studio e di restauro, e al Dr. Piero Quarta Colosso per l'alto livello scientifico raggiunto nel restauro delle opere in cartapesta presenti nel territorio, in quanto ha messo a disposizione sia il Centro Radiologico che la sua conoscenza per consentire le indagini radiologiche che archeometriche.

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