Scheda n°37 pp. 138-139

Cartapestaio salentino
seconda metà del XVIII sec
S. Oronzo, S. Giusto e S Fortunato.
cartapesta a fogli dipinta
130 x 85 cm
Lecce, Cattedrale di Maria Santissima Assunta

Restauri: 2007, Lidiana Miotto Centro Restauro Materiale Cartaceo, Lecce

Il busto S. Oronzo fa parte di un insieme composto anche dai busti dei Santi Giusto e Fortunato, patroni della città di Lecce.

Furono realizzati sicuramente dopo il 1658, in quanto solo dopo la peste avvenuta in quell'anno tali santi vengono sostituiti al culto di Santa Irene.

S. Oronzo, primo vescovo di Lecce, è rappresentato con i paramenti delle grandi occasioni: la mitra in foglia d'argento, il piviale e le fasce rosse con decorazioni a fiori e volute in oro e blu. Con la mano destra benedice, mentre con quella sinistra regge il pastorale.

S. Fortunato, con mitra e pianeta rossa, con le mani coperte da guanti regge con la sinistra il libro con il pastorale benedicendo con la mano destra.

S. Giusto, con l'aureola, indossa una tunica policroma con ampio mantello rosso. Nella mano sinistra tiene il Crocifisso indicando con quella destra il cielo.

Identificati da Pasculli Ferrara (1983, pp. 223-224) con i busti di Gaetano Patalano eseguiti dallo scultore entro il 1694, sono stati riconosciuti da Casciaro (in Il Barocco 1995 pp. 153)come opere di cartapesta e pertanto tolte dal catalogo del Patalano specialista della scultura in legno. I busti del Patalano sono invece identificabili in legno argentato conservati in un armadio dell'altare di Sant'Oronzo in Duomo (Casciaro 2007, pp. 224; Cesari, in Sculture di età barocca…2007).

L'opera campione sottoposta alla T.A.C. è il busto di S. Fortunato. Le opere realizzate in cartapesta di spessore notevole, sono appesantite per la struttura portante visibile alle indagini radiologiche, dove appare una voluminosa asse centrale rettangolare, che parte dall'apice della testa e scende fino alla base dove è fissata con più chiodi forgiati. Un robusto ferro, come un enorme chiodo, delinea la sagoma del busto seguendo l'andamento inclinato delle spalle e si fissa sull'asse centrale. Dalle spalle, partono due prolungamenti lignei, rivestiti di saggina e di carta dove si infilano le mani, le dita sono riempite di carta pressata ed internamente è visibile la congiunzione laterale, in quanto ottenute da un calco.

I panneggi sono fissati all'asse portante in più punti con chiodi. Gli occhi e la bocca appaiono come due grosse macchie bianche irregolari e le stesse caratteristiche si sono riscontrate in altre opere attribuite a Pietro Surgente, colui che è ritenuto il primo cartapestaio leccese (1742/1827).

Le rifiniture nei punti nascosti sono approssimative mentre nell'interno del manto e dietro il collo i fogli di carta sono come sospesi.

Le mitre sono ottenute da due parti accoppiate e congiunte da fitte cuciture con filo di spago e fissate alla testa con cunei lignei.

Le opere sono state per anni ritenute tra le più antiche del territorio. Non particolarmente ricercate nella fattura, sono più probabilmente databili al secondo Settecento date le affinità riscontrate con le opere del Surgente. Si riscontra peraltro una notevole somiglianza con la scultura cartacea del San Bonaventura custodita con quella di Santa Chiara nel primo altare a destra della chiesa di S. Antonio a Nardò (Le) (Contenti, 1986, pp. 280). Le due opere sono identiche sia per le misure che per gli abiti vescovili, cambiano solamente gli attributi iconografici.